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Pensiero automatico vs consapevolezza

 

 

Una parte importante della nostra vita mentale si svolge senza che ce ne accorgiamo. Pensiamo, interpretiamo, ricordiamo, anticipiamo e prendiamo decisioni continuamente, spesso mentre stiamo facendo altro. Possiamo essere impegnati in una riunione e, nello stesso momento, accorgerci che la nostra mente sta già pensando a ciò che dovremo fare dopo; possiamo ricevere un messaggio e costruire immediatamente un’interpretazione sul significato di quelle parole; possiamo trovarci davanti a una difficoltà e iniziare quasi istantaneamente a immaginare conseguenze, possibilità e scenari futuri. Tutto questo avviene con una rapidità tale che, molto spesso, non ci accorgiamo nemmeno del passaggio tra ciò che accade e il modo in cui lo interpretiamo.

È proprio qui che diventa interessante distinguere tra pensiero automatico e consapevolezza. Il pensiero automatico non è necessariamente un problema. Al contrario, è una funzione fondamentale della nostra mente, perché ci permette di orientarci rapidamente nella realtà, riconoscere situazioni già conosciute, utilizzare esperienze precedenti e reagire senza dover analizzare ogni singolo elemento di ciò che accade. Se dovessimo riflettere consapevolmente su ogni decisione, anche sulle più semplici, la nostra vita quotidiana diventerebbe estremamente faticosa. Il cervello ha quindi sviluppato la capacità di utilizzare schemi, associazioni e risposte già apprese per rendere più efficiente il nostro funzionamento.

Il punto, quindi, non è eliminare il pensiero automatico. Il punto è accorgersi quando siamo dentro un pensiero automatico e quando, invece, stiamo scegliendo consapevolmente come rivolgere la nostra attenzione. Questa differenza può sembrare sottile, ma nella vita quotidiana può avere conseguenze importanti, perché determina in parte il modo in cui interpretiamo ciò che accade e, di conseguenza, il modo in cui reagiamo.

Immaginiamo, per esempio, di ricevere una comunicazione inattesa da una persona con cui abbiamo una relazione professionale. Il messaggio è breve e non contiene particolari informazioni. Prima ancora di avere il tempo di comprendere realmente che cosa sta accadendo, la mente potrebbe produrre una serie di interpretazioni: “Forse c’è un problema”, “Probabilmente non è soddisfatto”, “Avrò fatto qualcosa di sbagliato”, “Adesso sicuramente dovrò occuparmi di questa situazione”. Il dato reale, però, è soltanto uno: abbiamo ricevuto un messaggio. Tutto il resto appartiene alla costruzione della mente.

Questo non significa che quelle interpretazioni siano necessariamente sbagliate. Potrebbero persino rivelarsi corrette. Il problema nasce quando non riusciamo più a distinguere il fatto dall’interpretazione e iniziamo a vivere la nostra ipotesi come se fosse già realtà. È in questo passaggio che il pensiero automatico può diventare particolarmente influente, perché la mente non si limita a registrare ciò che accade: attribuisce significati.

Per costruire questi significati utilizza la nostra storia personale, le esperienze precedenti, le aspettative, le paure, le convinzioni e le informazioni che ha a disposizione. In questo modo riesce a costruire rapidamente una spiegazione di ciò che sta succedendo. Questa capacità è indispensabile per orientarci nel mondo, ma proprio perché è così rapida può portarci a reagire a qualcosa che non è ancora realmente accaduto. Possiamo quindi finire per rispondere non tanto alla realtà presente, quanto alla rappresentazione che la nostra mente ha costruito di quella realtà.

La consapevolezza introduce una possibilità diversa. Essere consapevoli non significa avere una mente vuota, liberarsi dai pensieri o raggiungere una condizione nella quale non proviamo più emozioni. Significa, più semplicemente e più profondamente, riuscire a riconoscere ciò che sta accadendo mentre sta accadendo. Significa poter osservare un pensiero come un evento della nostra esperienza, invece di identificarci completamente con il suo contenuto.

Dire “sto pensando che potrebbe andare male” è diverso dal dire “andrà male”. Dire “sto provando paura” è diverso dal concludere “c’è sicuramente qualcosa di cui avere paura”. Allo stesso modo, accorgersi che “sto interpretando questo messaggio in un certo modo” è diverso dal considerare quella interpretazione come un fatto. Questa piccola distanza cambia il rapporto che abbiamo con la nostra esperienza, perché non elimina il pensiero ma ci permette di vederlo.

Ed è proprio questa capacità di vedere che rappresenta uno degli aspetti centrali della mindfulness. Quando portiamo consapevolezza a ciò che stiamo vivendo, possiamo iniziare a riconoscere la differenza tra l’esperienza e ciò che la mente costruisce intorno all’esperienza. Possiamo accorgerci che, mentre siamo seduti davanti al computer, il corpo è qui ma la mente è già dentro una conversazione che avremo tra tre ore; possiamo notare che mentre una persona ci sta parlando stiamo già preparando mentalmente la nostra risposta; possiamo renderci conto che durante una pausa continuiamo a elaborare il problema dal quale abbiamo appena cercato di allontanarci.

Questi momenti sono particolarmente interessanti perché mostrano quanto spesso la nostra attenzione non coincida con ciò che stiamo realmente facendo. Il corpo è in un luogo, mentre la mente è altrove. E quando questo accade continuamente, anche il riposo può diventare un’attività mentale. Pensiamo di esserci fermati, ma continuiamo a organizzare, prevedere, controllare, ricordare e anticipare. La giornata può quindi essere piena di momenti nei quali apparentemente non stiamo facendo nulla, ma internamente continuiamo a mantenere attivo lo stesso livello di elaborazione.

La consapevolezza non ci chiede di impedire alla mente di funzionare in questo modo. Ci offre piuttosto la possibilità di accorgerci di ciò che sta facendo. Questa distinzione è importante anche perché spesso immaginiamo la consapevolezza come una condizione di calma. In realtà, possiamo essere consapevoli anche mentre siamo agitati, preoccupati, arrabbiati o confusi. La consapevolezza non coincide con il sentirsi bene: è la capacità di riconoscere con maggiore chiarezza ciò che stiamo vivendo, anche quando quello che stiamo vivendo è difficile.

Posso essere consapevole del fatto che sono preoccupato senza dover immediatamente risolvere la preoccupazione. Posso accorgermi che la mia mente sta costruendo scenari futuri senza doverli seguire tutti. Posso riconoscere un pensiero critico nei miei confronti senza trasformarlo automaticamente in un giudizio definitivo su di me. In questo modo si crea uno spazio, e quello spazio, nella vita quotidiana, può essere molto prezioso.

Tra ciò che accade e la nostra risposta esiste spesso un intervallo molto breve. Il pensiero automatico tende a riempirlo immediatamente: accade qualcosa, interpretiamo, proviamo un’emozione e reagiamo. La consapevolezza può permetterci di riconoscere ciò che sta accadendo prima di agire, anche solo per pochi secondi. Non sempre quei pochi secondi cambieranno completamente una situazione, ma possono cambiare il nostro modo di starci dentro.

Pensiamo a una giornata di lavoro particolarmente intensa. Arriva un’altra richiesta, apparentemente urgente, e il pensiero automatico può attivarsi immediatamente: “Non ce la faccio”, “Devo occuparmene subito”, “Non posso rimandare”, “Se non lo faccio adesso, succederà un problema”. La consapevolezza può introdurre una domanda diversa: “Che cosa sta succedendo realmente in questo momento?”. Forse la richiesta è davvero urgente, forse no. Forse siamo semplicemente già molto stanchi e la nostra mente sta interpretando ogni nuova richiesta come un’ulteriore minaccia al nostro equilibrio. Forse abbiamo bisogno di rispondere immediatamente, oppure possiamo prenderci cinque minuti per respirare, chiarire le priorità e decidere con maggiore lucidità.

La differenza non sta necessariamente nel risultato finale, ma nel processo attraverso il quale arriviamo a quel risultato. Il pensiero automatico tende a farci reagire, mentre la consapevolezza ci permette di osservare prima di reagire. Questo non significa che una persona consapevole sia sempre calma, razionale e capace di scegliere perfettamente. Sarebbe un’immagine irrealistica della mindfulness. La consapevolezza non ci rende immuni dai pensieri automatici; ci permette piuttosto di riconoscerli più facilmente e di accorgerci quando stanno prendendo il controllo della nostra attenzione.

Anche perché il pensiero automatico continuerà a comparire. Continuerà a suggerire scenari, formulare giudizi, riportare ricordi, anticipare conversazioni e costruire spiegazioni. La mente continuerà a fare ciò che la mente sa fare. La pratica consiste nel cambiare progressivamente il rapporto che abbiamo con tutto questo: invece di cercare di controllare ogni pensiero, possiamo imparare a riconoscerlo; invece di combattere ogni preoccupazione, possiamo osservare come si manifesta; invece di cercare continuamente una risposta, possiamo imparare a tollerare per qualche momento anche il fatto di non averla ancora.

È un cambiamento che può sembrare piccolo, ma riguarda qualcosa di fondamentale: il modo in cui abitiamo la nostra esperienza. Quando siamo completamente immersi nel pensiero automatico, spesso non ci accorgiamo nemmeno di stare pensando. Il pensiero diventa il nostro punto di vista sulla realtà. Quando invece compare consapevolezza, possiamo iniziare a vedere anche il processo attraverso il quale la nostra mente costruisce quel punto di vista.

E questo ci permette di recuperare una forma di libertà. Non la libertà di scegliere quali pensieri avere, perché non possiamo controllare completamente ciò che compare nella nostra mente, ma la possibilità di scegliere con maggiore consapevolezza a quali pensieri dare seguito, dove dirigere l’attenzione e come rispondere a ciò che sta accadendo.

Forse è proprio questo uno dei passaggi più importanti della mindfulness: non imparare a pensare diversamente a tutti i costi, ma imparare a riconoscere che stiamo pensando. Perché quando non ci accorgiamo del pensiero, rischiamo di vivere dentro di esso. Quando invece riusciamo a osservarlo, anche per un breve momento, il pensiero torna a essere ciò che è: una parte della nostra esperienza, non necessariamente la descrizione definitiva della realtà.

E da quello spazio può diventare possibile scegliere.


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