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Come si costruisce la consapevolezza nel quotidiano lavorativo

 

La consapevolezza non è qualcosa che si acquisisce una volta per tutte, né una condizione particolare nella quale entrare soltanto durante la meditazione o nei momenti dedicati alla cura di sé; è piuttosto una capacità che può essere coltivata progressivamente attraverso il modo in cui impariamo a stare dentro ciò che facciamo, soprattutto nelle situazioni ordinarie della giornata lavorativa, quando gli impegni si susseguono, le richieste aumentano, le decisioni devono essere prese rapidamente e la mente tende spontaneamente a muoversi da un compito all’altro senza concedersi il tempo necessario per accorgersi davvero di ciò che sta accadendo.

Nel lavoro quotidiano siamo spesso portati a considerare l’efficienza come la capacità di fare più cose nel minor tempo possibile, rispondere rapidamente alle richieste, anticipare i problemi e mantenere sotto controllo il maggior numero possibile di attività contemporaneamente, ma questa modalità, quando diventa abituale, può trasformarsi in una forma di automatismo nella quale continuiamo ad agire senza essere realmente presenti a ciò che stiamo facendo; possiamo leggere una mail pensando già alla risposta successiva, partecipare a una riunione mentre la nostra attenzione è occupata da un’altra questione, ascoltare una persona preparando mentalmente ciò che vogliamo dire e arrivare alla fine della giornata con la sensazione di aver fatto moltissimo senza avere realmente abitato, con attenzione, quasi nessuno dei momenti attraversati.

Costruire consapevolezza nel quotidiano lavorativo significa allora iniziare da un gesto apparentemente semplice, ma tutt’altro che banale: riconoscere il momento presente mentre sta accadendo, senza aspettare che la giornata finisca per accorgerci di come l’abbiamo vissuta; significa imparare a fermarsi per pochi secondi prima di rispondere a una richiesta, osservare ciò che sta accadendo dentro di noi prima di prendere una decisione, ascoltare realmente una persona quando ci parla e riportare l’attenzione a quello che stiamo facendo quando ci accorgiamo che la mente è già altrove.

Questa capacità diventa particolarmente importante nei contesti professionali caratterizzati da elevati livelli di responsabilità, pressione e complessità, perché quando la mente è continuamente sollecitata tende a funzionare secondo modalità rapide e automatiche che possono essere utili per affrontare situazioni conosciute, ma meno efficaci quando è necessario valutare con attenzione, distinguere ciò che è importante da ciò che è semplicemente urgente e scegliere una risposta invece di reagire impulsivamente allo stimolo ricevuto. La consapevolezza introduce proprio questo piccolo spazio tra ciò che accade e il nostro comportamento, uno spazio nel quale possiamo accorgerci di ciò che stiamo provando, comprendere meglio ciò che sta succedendo e scegliere come rispondere.

Il primo passo consiste nel riconoscere il momento presente, perché difficilmente possiamo essere consapevoli di qualcosa che non stiamo realmente osservando; durante una giornata lavorativa questo può significare semplicemente accorgersi che stiamo aprendo una nuova mail, iniziare una telefonata sapendo che quello è il compito al quale vogliamo dedicare la nostra attenzione, osservare il corpo mentre siamo seduti davanti al computer oppure riconoscere che la nostra mente, ancora prima di aver terminato un’attività, sta già cercando la successiva. Non si tratta di trasformare ogni gesto in un esercizio complesso, ma di introdurre progressivamente una maggiore presenza all’interno delle azioni che già compiamo.

Il secondo passaggio riguarda il portare attenzione a ciò che stiamo facendo, un principio particolarmente significativo perché l’attenzione rappresenta una delle risorse più preziose e, nello stesso tempo, più facilmente disperse nel lavoro contemporaneo; quando l’attenzione viene continuamente frammentata dalle notifiche, dalle interruzioni, dalle richieste degli altri e dal bisogno di controllare continuamente ciò che sta accadendo, aumenta la sensazione di essere sempre occupati e diminuisce la possibilità di entrare realmente in contatto con il compito presente. Allenare la consapevolezza significa quindi anche imparare a riconoscere dove si trova la nostra attenzione e, quando ci accorgiamo che si è spostata, riportarla con gradualità verso ciò che abbiamo scelto di fare.

Un aspetto altrettanto importante riguarda la capacità di scegliere con intenzione, perché essere consapevoli non significa semplicemente osservare ciò che accade, ma anche sviluppare una maggiore libertà nel modo in cui decidiamo di agire; molte delle nostre giornate sono infatti costruite attraverso risposte automatiche, abitudini consolidate e modalità di comportamento che utilizziamo senza domandarci se siano ancora realmente funzionali. Possiamo, per esempio, rispondere immediatamente a una mail perché siamo abituati a farlo, accettare una richiesta perché ci sembra difficile dire di no oppure passare continuamente da un’attività all’altra perché abbiamo associato la velocità alla produttività, mentre fermarsi per qualche istante può permetterci di domandarci quale sia davvero la cosa più utile da fare in quel momento.

La consapevolezza, inoltre, non coincide con il tentativo di eliminare le emozioni difficili, lo stress o i pensieri che ci disturbano, perché una giornata lavorativa non può essere separata dalla dimensione emotiva della persona che lavora; possiamo sentirci irritati, preoccupati, stanchi, frustrati o sotto pressione, e il tentativo di ignorare queste esperienze non necessariamente le rende meno presenti. Al contrario, imparare a riconoscerle senza reagire immediatamente permette di comprendere meglio il loro impatto sul nostro comportamento e di evitare che uno stato emotivo momentaneo finisca per determinare automaticamente una risposta, una comunicazione o una decisione che, a mente più libera, avremmo formulato diversamente.

In questo senso, coltivare gentilezza e pazienza verso se stessi rappresenta una parte essenziale del percorso, soprattutto perché la consapevolezza non è una prestazione da raggiungere e non dovrebbe trasformarsi nell’ennesimo obiettivo attraverso il quale giudicare la propria efficienza; capita di distrarsi, di reagire automaticamente, di perdere la pazienza o di accorgersi soltanto dopo molto tempo di essere stati completamente assorbiti da un problema, ma proprio il momento nel quale ce ne rendiamo conto rappresenta già un momento di consapevolezza. Non è necessario essere sempre presenti, perché l’obiettivo non è raggiungere una perfezione impossibile, ma sviluppare la capacità di accorgersi quando ci siamo allontanati dall’esperienza e di tornare, ogni volta che possiamo, a ciò che sta accadendo.

Questo ritorno è forse uno degli elementi più concreti della consapevolezza nel lavoro, perché ci ricorda che non dobbiamo necessariamente cambiare tutto ciò che facciamo per iniziare a vivere diversamente la nostra giornata; possiamo cominciare da un respiro prima di rispondere a una comunicazione difficile, da qualche secondo di attenzione prima di entrare in una riunione, dall’ascolto autentico durante una conversazione, dalla scelta di terminare un’attività prima di aprirne un’altra o semplicemente dalla capacità di accorgerci, mentre lavoriamo, che il nostro corpo è teso e che la nostra mente sta procedendo a una velocità superiore a quella realmente necessaria.

La consapevolezza diventa così una pratica concreta che si inserisce nella vita professionale senza aggiungere necessariamente un ulteriore compito alla lista delle cose da fare, perché il suo valore non consiste nell’aggiungere attività, ma nel modificare progressivamente il modo in cui viviamo quelle che già fanno parte della nostra giornata. Una telefonata può diventare un’occasione per ascoltare realmente, una riunione può diventare un esercizio di presenza, una decisione può diventare un momento nel quale distinguere la reazione immediata dalla scelta intenzionale e persino una pausa davanti a una tazza di caffè può diventare l’occasione per interrompere, anche solo per qualche istante, la continuità dell’automatismo.

Con il tempo, questa modalità può contribuire a sviluppare una diversa relazione con il lavoro, nella quale produttività e consapevolezza non vengono più considerate necessariamente opposte, ma possono incontrarsi nella ricerca di una performance più sostenibile e più coerente con le risorse reali della persona. Essere presenti non significa rallentare sempre, né rinunciare all’efficienza, ma imparare a utilizzare l’attenzione in modo più intenzionale, riconoscere quando è necessario concentrarsi, quando è utile fare una pausa, quando è il momento di ascoltare e quando invece occorre semplicemente lasciare andare ciò che non può essere controllato.

Alla fine della giornata, la domanda più interessante forse non è soltanto quanto abbiamo fatto, quante mail abbiamo inviato, quante riunioni abbiamo concluso o quanti obiettivi abbiamo raggiunto, ma anche quanto siamo stati presenti mentre facevamo tutto questo. Perché la qualità della nostra esperienza lavorativa non dipende esclusivamente dai risultati che otteniamo, ma anche dal modo in cui attraversiamo il percorso che conduce a quei risultati, e imparare a riconoscere il momento presente, portare attenzione a ciò che stiamo facendo, scegliere con maggiore intenzione, coltivare gentilezza e pazienza e tornare ogni volta che ci distraiamo può rappresentare un modo semplice e concreto per costruire, giorno dopo giorno, una consapevolezza capace di entrare realmente nella vita quotidiana.


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