
Viviamo in una cultura che premia l’essere occupati: agenda piena, notifiche costanti, mille cose da fare nello stesso momento, eppure, c’è una domanda che raramente ci fermiamo a porci: quanto siamo davvero presenti in quello che facciamo? Perché essere occupati e essere presenti non sono la stessa cosa, spesso, più siamo occupati, meno siamo davvero lì.
Attenzione: dove siamo quando “facciamo”?
Può sembrare una domanda banale, ma non lo è affatto, quante volte:
- rispondiamo a un messaggio mentre stiamo parlando con qualcuno
- lavoriamo con una scheda aperta e altre cinque in sottofondo
- ascoltiamo… senza ascoltare davvero
Il corpo è lì, l’azione anche, ma l’attenzione è frammentata e quando l’attenzione si divide, l’esperienza si impoverisce,n on è solo una questione di efficienza, è una questione di qualità della presenza.
Automatismi: vivere senza accorgercene
Molte delle nostre giornate scorrono in modalità automatica: guidiamo e non ricordiamo il percorso, mangiamo senza accorgerci del sapore, scrolliamo contenuti senza sapere perché. Questi automatismi non sono un errore, sono una funzione naturale della mente, ci permettono di risparmiare energia, ma hanno un costo. Quando tutto diventa automatico, perdiamo il contatto con l’esperienza, e poco alla volta, anche con noi stessi.
Il mito del multitasking
Il multitasking viene spesso considerato una competenza. in realtà, nella maggior parte dei casi, è un’illusione: quello che chiamiamo multitasking è, più precisamente, un continuo passaggio da un compito all’altro, un salto rapido dell’attenzione.
E ogni salto ha un prezzo:
- maggiore fatica mentale
- più errori
- minore profondità
Non stiamo facendo più cose insieme, stiamo facendo più cose… peggio.
Presenza: non fare di meno, ma esserci di più
Qui entra in gioco un passaggio importante: essere presenti non significa:
- rallentare tutto
- fare meno
- diventare “zen” o distaccati dalla realtà
Significa portare attenzione a ciò che c’è, mentre c’è, anche dentro una giornata piena, anche mentre lavoriamo, anche mentre siamo immersi nelle responsabilità, la presenza non è una fuga dalla vita, è un modo diverso di starci dentro.
Un primo piccolo spostamento
Non serve cambiare tutto: può bastare iniziare da qualcosa di molto semplice:
la prossima volta che fai un’azione quotidiana come bere un caffè, aprire il computer, iniziare una conversazione, prova a esserci davvero per qualche secondo, senza aggiungere altro, enza fare altro nel frattempo, solo quello, è un gesto piccolo, quasi invisibile, ma è già un cambio di direzione.
Un ponte verso la mindfulness
La mindfulness parte esattamente da qui, non da tecniche complesse, ma dalla capacità di riportare l’attenzione al momento presente, con intenzione e senza giudizio, non per diventare perfetti, ma per uscire, almeno in parte, dalla modalità automatica, e iniziare a vivere con un po’ più di consapevolezza ciò che, altrimenti, scorrerebbe via.